Carlo Lizzani – Non ho vissuto per fare il cinema. Ho fatto il cinema per vivere più intensamente

Carlo Lizzani è uno dei registi più prolifici e polivalenti che nel corso della sua carriera forse proprio perché relativamente ‘distaccato” dall’oggetto della sua professione ha spaziato in tutti i campi: critico – storico Scrittore militante politico sceneggiatore produttore attore docente operatore culturale.

La vita di Lizzani come lui stesso ha scritto è andata in qualche modo controcorrente rispetto ai cineasti per i quali il cinema rappresenta una scelta ‘totalizzante’ al servizio del cinema. Lizzani si è servito del cinema per conoscere meglio il suo Paese e la sua storia, per avvicinarsi e provare culture lontane spesso indecifrabili per chi non ha contatto diretto con gli uomini e le donne che le vivono nel quotidiano

Lizzani ha usato il cinema come una finestra per scoprire, vedere, documentare, ma facendo il suo tipo di cinema si entra tra le persone dentro le persone ci si confonde con loro fino a diventare invincibile.

Lizzani ha seguito una sorta di missione di tipo rosselliniano nella sua ricerca di confondersi con le persone. Questo stile gli permette di accedere al mondo del rappresentabile.

Lizzani è stato un protagonista non solo del cinema italiano ma della storia nel Novecento nei momenti di maggior impegno e di più profondo cambiamento.

Nato nel centro storico di Roma da bambino sogna di fare lo scrittore ed è affascinato dalla fotografia, il 1936 è un anno decisivo per Lizzani perché segna il passaggio dal collegio al Liceo Visconti.
All’età di 19 anni si appassiona al cinema recandosi alla proiezione delle matinée al cinema Barberini dove si proiettano film popolari e commerciali. Nel 1942 ormai universitario organizza serate di retrospettive dedicate a Clair e a Chaplin

Fa conoscenza dell’espressionismo tedesco dell’avanguardia sovietica del realismo poetico francese e del cinema democratico americano. All’epoca tenta anche di collaborare con Zavattini.

Nel 1942 avviene l’incontro che segnerà la svolta nella vita del giovanissimo Lizzani quello con Giuseppe De Santis e Gianni Puccini che insieme a Purificato e Leone erano le colonne di Cinema la rivista cinematografica più importante d’Italia, diretta da Vittorio Mussolini, figlio del Duce. Fece l’esordio sulla rivista nel 1942 Equivoci sul movimento cinematografico. Ha inizio una feconda attività di critico e studioso del cinema che lo porterà alla collaborazione con l’altra prestigiosa rivista Bianco e Nero, pubblicazione ufficiale del Centro Sperimentale diretta da Luigi Chiarini. Attività estesa ad altre collaborazioni con Il Politecnico di Vittorini, “L’Architrave. All’epoca Lizzani viene a contatto con Rossellini, Visconti, Zavattini, De Sica, Pietrangeli, e Mida che con Puccini e De Santis. Rappresentano la fronda di intellettuali da cui sarebbe nato il neorealismo italiano. Guide di questo gruppo erano Chiarini, Umberto Barbaro, studioso di teoria cinematografica e del cinema sovietico in particolare, di Francesco Pasinetti fondatore e direttore della rivista del GUF “Il Ventuno”.

Lizzani scopre il cinema d’autore straniero e in particolare quello francese collegato al Fronte Popolare.

Lo studio e la scrittura ha una funzione critica che diventa una forma di regia, come poi avverrà per i critici-cineasti della Nouvelle Vague. Queste letture, film dibattiti, insieme allo studio degli scritti teorici di Pudovkin tradotti da Barbaro, portano questi giovani a pensare al rinnovo del cinema italiano e a una possibile rivoluzione nella vita del Paese. NEL 1942 alla proiezione del film 1860 (1934) – Lizzani sentì il dettame del regista – cinema, arte di collaborazione – che gli propose di scrivere una scaletta per il suo prossimo progetto – I tre moschettieri – Lizzani fu chiamato a prestare servizio militare – dopo l’otto settembre Lizzani dirige il Movimento degli studenti come rappresentante comunista dell’ Unione studenti italiani – La liberazione di Roma segna la morte anch ese solo apparente del cinema italiano –Lizzani si dà alla politica ma non per molto.

Con la liberazione del Nord d’Italia nel 1945 Lizzani torna al cinema con il richiamo di Puccini e De Santis che lo invitano ad andare a Milano per la pubblicazione di un nuovo settimanale “FILM d’Oggi – mentre a Roma Rossellini aveva iniziato a girare – Roma città aperta – Proprio a Milano avviene la seconda svolta della sua attività professionale con la collaborazione alla realizzazione del film culto della storia del cinema italiano “IL sole sorge ancora “ diretto da Aldo Vergano – in cui Lizzani appare come sceneggiatore, secondo assistente e attore nel ruolo del giovane prete condannato alla fucilazione dai tedeschi – insieme al giovane partigiano – interpretato dal futuro regista Gillo Pontecorvo. Nel 47 nel ruolo di sceneggiatore Lizzani ricopre anche il ruolo di aiuto – regista nel primo film di Giuseppe De Santis ( Caccia tragica ) Esperienza seguita dalla proposta di Visconti di collaborare alla realizzazione di La terra trema, che Lizzani non accetta per seguire Rossellini che lo volle nella realizzazione di Germania, anno zero. In cui Lizzani girò parti delle sequenze finali del film. Incontrò Edith Bieber – giovane costumista – futura moglie – e madre dei loro due figli – Francesco e Flaminia – Terminate le riprese Lizzani collabora con De Santis alla realizzazione di Riso amaro – a cui nel 1978 dedicherà uno studio approfondito – poi come aiuto- regista e attore collabora alla realizzazione de Il mulino del Po di Alberto Lattuada.

Nel 1950 dopo la collaborazione della sceneggiatura per De Santis di Non c’è pace tra gli ulivi, nel 1951 Lizzani all’età di 29 anni gira il suo primo film Achtung! Banditi! Iniziando la carriera di regista che lo porterà a girare quasi un film all’anno per oltre 50 anni ma senza abbandonare il ruolo di critico e di storico – Nel 1954 infatti pubblica la prima edizione di Storia del cinema italiano – ristampata nel 1961 – 1979 – 1982 – 1992 – Il discorso delle immagini. Cinema e televisione, quale estetica? 1995 – Attraverso il Novecento (1998) raccolti dei suoi testi + importanti – e il recentissimo Il mio lungo viaggio nel secolo breve (2007) – importanti anche i ruoli istituzionali che ha ricoperto presidente dell’Anac – presidente dell’FIC – e della associazione Giuseppe De Santis – Direttore della Biennale Cinema di Venezia 1979-1982 – Docente di regia e sceneggiatura dal Centro Sperimentale di Cinematografia.

I suoi film offrono un ritratto della storia e del costume italiano dagli anni Venti ad oggi tratteggiando tutti gli strati sociali – dai contadini di Fontamara – al proletariato – alla piccolo borghesia – di Cronaca di poveri amanti – agli emarginati come il Gobbo e Mamma Ebe – ai banditi dei film tra gli anni 60 e 70 fino ai personaggi che si sono trovati ai vertici del potere durante il fascismo o quelli che ne sono stati oppositori.

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