Cinema politico: Che cosa è cambiato?

Il nuovo cinema politico si colloca nella zona intermedia tra le politiche di ieri e quello di domani in uno spazio in cui la lotta e la solidarietà di classe è sparita la classe lavoratrice è smantellata – la grande narrativa di emancipazione della Sinistra crollata e il neocapitalismo ha trionfato.

Questo è un estratto, leggi l’articolo per intero sul numero 5 anno 2026 della nostra rivista

Bazin ha definito politico il cinema del dopoguerra italiano che manifesta il rifiuto di una società ingiusta ma invece di immergere i fatti e i personaggi di cui si racconta in una narrativa a tesi predisposta e quindi strumentalizzata al fine di trasmettere un certo messaggio politico-sociale i registi del cinema politico del dopoguerra lasciano libero lo spettatore di ricostruire il messaggio politico a posteriori – Il cinema italiano del dopoguerra/neorealismo non fornisce messaggi o risposte secondo Bazin costringe invece lo spettatore a interrogarsi su quello che vede e sul come viene rappresentato – Lo spettatore non viene pedagogicamente istruito dall’alto ma diventa attivo artefice della produzione del significato politico della storia oppure degli eventi rappresentati –

L’altro esempio del cinema politico quello del dopo sessantotto invece è un cinema impegnato che si considerava parte vitale del progetto di trasformazione sociopolitica del Paese con un cinema che si opponeva a uno stato poco garantista che esercitava la censura, difendeva il grande capitale e manteneva la televisione sotto stretto controllo.

Fare cinema per apportare un possibile cambiamento per il meglio in altre parole è un cinema militante. Oggigiorno tutto è cambiato da allora – esiste il dissenso ma si presenta spezzettato atomizzato – Il cinema ha perso la sua funzione pedagogica non ci si può più avvicinare alla realtà con preesistenti valori ideologico-politici la cui validità viene dimostrata dalla storia sullo schermo, il tempo del programma di partito è finito, per cui quando si parla di cinema politico oggi bisogna prendere le distanze non tanto dalla definizione di Bazin– ancora valida – ma dal concetto del cinema politico post Sessantotto.

Oggi il cinema politico deve essere collocato all’interno della sconfitta della Sinistra.
Non abbiamo più una lotta di classe e la solidarietà il tempo dei programmi di partito è finito.

Il nuovo cinema politico si colloca nella zona intermedia tra le politiche di ieri e quello di domani in uno spazio in cui la lotta e la solidarietà di classe è sparita la classe lavoratrice è smantellata – la grande narrativa di emancipazione della Sinistra crollata e il neocapitalismo ha trionfato.

Collasso del comunismo in Italia del PCI – della Sinistra – declino della forza dei sindacati.
Il capitalismo è rinato – si è reinventato attraverso la tecnologia le multinazionali e la globalizzazione –Solidarietà e lotta di classe – concetti obsoleti.

La narrativa storica di emancipazione non può più spiegare la situazione sociale contemporanea – le masse non si riconoscono più come soggetti politici capaci di emancipazione attraverso la lotta, ma come individui isolati che sono personalmente responsabili della loro emancipazione sociale.

Il forte immaginario della Sinistra che in passato ha dato significato e direzione alle lotte operaie e portato alla luce l’oppressione delle masse oggi non è più concepibile – l’opposizione al capitale un’unica coerente struttura – che potesse dare coerenza alla lotta contro l’egemonia oggi non è più possibile – in quanto il paradigma marxista che univa il locale al nazionale-internazionale si è sfaldato –

Oggi l’offuscamento delle classi sociali l’uso della violenza senza il suo incorporamento in un programma di emancipazione l’emergere di movimenti sociali vivi, ma staccati dalle istituzioni politiche, ci pone davanti a una società frammentata. – il politico si concentra su coloro che sono le vittime dell’economia globale, ma sono staccati dai circuiti del potere. Il disastra non viene analizzato sulla scala globale. Il documentario impegnato cerca di scoprire le operazioni dei potenti e di documentarne l’opposizione. Una critica a formula borghese che ci concentra sulle emozioni si ignorano le questioni sociali si trasformano in fatti personali.

Il muralismo è un modo per condividere l’arte con le persone per strada ma anche un modo immediato per comunicare, ricordare e commentare. Il muralismo è una forma di espressione culturale che risale alle origini dell’umanità, come dimostrano le immagini pittoriche trovate nelle grotte di tutto il mondo. Nel cuore di Napoli tra stendibiancheria, vecchi balconi e vicoli colorati, un volto grande quanto un muro osserva la folla dall’alto; è Diego Armando Maradona, con lo sguardo fisso in avanti, un’espressione a metà tra il mistico e lo sfidante. Intorno a lui, sciarpe, candele e biglietti scritti a mano sono appesi come ex voto. Il murale dipinto nel 1990 dall’artista locale Mario Filardi fu finanziato dai residenti quando Maradona guidò il Napoli alla vittoria del campionato di calcio di Serie A quasi quaranta anni dopo, è ancor lì nei Quartieri Spagnoli, un po’ monumento un po’santuario, permeato dall’affetto di una città che ha fatto di un calciatore il suo santo. I muri, a Napoli, testimoniano storia e amore, ed è per questo che la città ha trasformato la street art in un linguaggio civico, un modo per parlare di devozione e politica, ma anche di sopravvivenza quotidiana.

[…]

Napoli è profondamente immersa in miti, folklore e tradizioni e anche la street art si intreccia con le leggende della città. È il caso del murale “Parthenope” realizzato dall’artista di strada argentino Francisco Bosoletti. Si ispira alla leggenda della nascita di Napoli che parla di una sirena che arriva sulle coste napoletane: la morfologia del paesaggio imiterebbe la forma del suo corpo. Bosoletti lavora su questo murale di 15 metri, situato a Martadei, creando il profilo di una donna che richiama la bellezza mediterranea e appare come una dea della natura. Bosoletti è in grado di mescolare classicismo con consapevolezza sociale, giocando con le figure umane e comunicando forza, poesia e realismo. Quest’opera è il risultato di un crowdfunding del quartiere che ha fornito i materiali mentre l’artista lavorava gratuitamente. Il progetto si basa sull’idea di portare “la bellezza nelle strade” attraverso la partecipazione popolare, perché le persone hanno il diritto di essere coinvolte nella creatività e nella bellezza della sua comunità.

La vita di Parthenope riflette l’essenza stessa dell’esistenza, e qui si concentra il significato di Parthenope: i cambiamenti inesorabili, i sentimenti sospesi, l’amore e la sua assenza, i nuovi inizi e le fini inevitabili. In ogni fase, Parthenope osserva e vive i napoletani, partecipando ai loro piccoli e grandi drammi, sempre accompagnata dal passare del tempo, il suo compagno più fedele.

Per poter entrare più approfonditamente nella cultura e nella mitologia di Napoli propongo un’analisi approfondita del film Parthenope di Paolo Sorrentino.

Dopo il successo di È stata la mano di Dio, il regista torna a parlare della sua città: Napoli, questa volta rifacendosi al mito della sua creazione. Una leggenda che affonda le radici nell’antica Grecia e che prende forma sotto le sembianze della sua protagonista, Parthenope, interpretata dall’attrice emergente Celeste Dalla Porta.

Ma bisogna prima ripercorrere il mito della creazione di Napoli e come si collega al significato del film e della sua trama.

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