Incontro con Giuseppe de santis

Il cinema di De Santis, contrariamente a ciò che ha scritto e affermato più volte pubblicamente la generazione di critici cinematografici italiani degli anni settanta, non ha bisogno di alcuna riabilitazione oppure risarcimento critico e morale. De Santis è un autore neorealista, a prescindere da come il termine sia utilizzato o definito.

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Commento di Antonio Carlo Vitti — leggi l’intervista completa sulla rivista n° 1 anno 2024

Giuseppe De Santis, Fondi, 11 febbraio 1917- Roma 16 maggio 1997

Chiamato da tutti quelli che lo conoscevano Peppe è uno dei maestri storici del cinema italiano. Da Fondi contadina che tra gli anni 30 e 40 vide la crescita sincronica di un manipolo di intellettuali destinati a lasciare un segno nella cultura italiana, inizia la sua crescita culturale. Accanto al poeta Libero De Libero, questo gruppetto d’intellettuali iniziò il viaggio nell’arte e nella cultura, assieme a De Santis c’erano Dante Di Sarra, Pietro Ingrao e Domenico Purificato. Quando De Santis cominciò a frequentare l’ambiente artistico romano, il poeta De Libero già dirigeva la galleria La Cometa che avrebbe dato vita a quella Scuola romana destinata a diventare uno dei centri della vita artistica della capitale. De Santis pensava di diventare scrittore, ma poi avvertì che la sua autentica vocazione era il cinema. Durante la collaborazione con la rivista Cinema, De Santis non disposto ad accettare la retorica e il formalismo del cinema dei Telefoni Bianchi insieme a Carlo Lizzani, ai fratelli Puccini, Antonio Pietrangeli e a Luchino Visconti contribuirono alla creazione di un cinema di opposizione e al rinnovamento della cinematografia italiana.
Negli anni 1940 e 1941 De Santis frequentò il Centro Sperimentale di Cinematografia, dove si diplomò con il cortometraggio La gatta. In quegli anni entrò anche in contatto con un importante gruppo di giovani romani antifascisti, quali Mario Alicata, Giaime Pintor, e Antonello Trombadori. La frequentazione di questo gruppo fu determinante per l’orientamento politico e culturale del giovane ciociaro, che militando nel PCI incontrò spontaneamente la classe operaia e il mondo contadino, dai quali attingerà non solo temi e questioni che tratterà nelle sue opere mature, ma anche uno stile appropriato, realista ed epico come lo erano le tradizioni narrative e cantate della cultura popolare.

L’ambizione artistica del regista era quella di creare degli spettacoli cinematografici che stimolassero o proponessero nuove forme di comportamento collettivo

Il cinema di De Santis, contrariamente a ciò che ha scritto e affermato più volte pubblicamente la generazione di critici cinematografici italiani degli anni settanta, non ha bisogno di alcuna riabilitazione oppure risarcimento critico e morale. De Santis è un autore neorealista, a prescindere da come il termine sia utilizzato o definito. Le sue opere possono essere interpretate come un continuo sforzo di riconciliare il canone tradizionale del racconto con la cinematografia, all’interno dell’indagine critica, civile e democratica del cinema italiano del dopoguerra. Il modus operandi non era il risultato di un miscuglio di vari stili, generi e influenze cinematografiche riarrangiate in composizioni schematiche o dogmatiche, ma una costante rielaborazione di strutture cinematografiche e narrative, con l’obiettivo di trovare nuove forme di espressione artistica e di creare un cinema accessibile a tutti.

Qualsiasi tentativo di relegare i suoi film a prodotti di un’arte populista sotto culturale, associati a termini quali “sceneggiato,” “fotoromanzo” ed “erotismo,” o di definirli come un tentativo forzato di soddisfare i gusti popolari più bassi con il solo obiettivo di trarne vantaggi economici o di sfruttare commercialmente una forma codificata più pura di neorealismo, deve essere considerato come un’approssimazione critica che non prende in considerazione tutte le componenti e le complessità dei film di De Santis. L’ambizione artistica del regista era quella di creare degli spettacoli cinematografici che stimolassero o proponessero nuove forme di comportamento collettivo attraverso la denuncia delle ingiustizie sociali del tempo. I suoi interessi artistici e sociali erano legati anche al dilemma su come accrescere la consapevolezza artistica delle masse.

In tutte le sue opere la passione è la forza predominante che forgia i destini dei protagonisti.

L’obiettivo di De Santis è chiaramente affermato in Confessioni di un regista, in cui dichiara che il cinema interessa all’artista perché gli permette di comunicare con chiunque, ma questa stessa possibilità richiede la ricerca di una naturalezza, una semplicità e un’immediatezza nel racconto dei fatti. A differenza di registi acclamati quali Visconti, Rossellini e De Sica, o di figure internazionali meno note come Lattuada, Germi, Zampa e Castellani, De Santis espresse un profondo amore per il mondo contadino e per la sua Ciociaria e un evidente contrasto tra campagna e città. All’interno di questi motivi principali De Santis, come gli altri registi neorealisti, affronta i disagi della bassa e media borghesia, ma, contrariamente a molti dei suoi contemporanei, è maggiormente interessato ai cambiamenti contraddittori apportati dalla tecnologia, dai mass media, dal progresso economico, dall’americanizzazione della vita italiana del dopoguerra, dalla lenta democratizzazione, dall’urbanizzazione e negli ultimi suoi due film, dalla corruzione, dal degrado e dall’omogeneizzazione culturale. Forse più di ogni altro regista italiano del dopoguerra, De Santis documenta i lenti e dolorosi progressi e conquiste delle donne italiane all’interno di una cultura in trasformazione ancora imbevuta di antichi pregiudizi, stereotipi, tabù, consuetudini scioviniste, dogmi religiosi e superstizioni.

Nelle sue pellicole le donne sono spesso protagoniste, ma non sono caratterizzate in qualità di madri e mogli scrupolose e altruiste, come avveniva in molti film del tempo, ma piuttosto come persone moderne con i propri ideali e le proprie aspirazioni e, soprattutto, con una propria sessualità e sensualità. Il mondo di De Santis è composto di avventure, azioni drammatiche, passioni e contrasti sociali ben definiti. I suoi primi film sono popolati da personaggi buoni e cattivi che muoiono o si redimono. In tutte le sue opere la passione è la forza predominante che forgia i destini dei protagonisti.

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